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La sagra del Tataratà si svolge a Casteltermini (AG), tradizionalmente la quarta domenica di maggio (anteriormente al 1667 veniva festeggiata il 3 maggio). La sagra si inserisce nella festa di santa Croce.

La manifestazione è diventata celebre per la spettacolare e travolgente danza che viene eseguita da duellanti armati di vere spade (un riflesso della dominazione araba-musulmana in Sicilia). Si tratta di un evento folcloristico unico nel suo genere, certamente uno dei più antichi nel mondo.
L’inizio della festa 
I festeggiamenti hanno inizio il venerdì sera quando i rappresentanti della Real Maestranza guidano l’antico carroccio decorato con fiori fino all’Eremo di Santa Croce per prendere in consegna la copia della grande croce. I rappresentanti dei ceti sfilano indossando splendidi costumi secenteschi su cavalli bardati con gualdrappe multicolori di velluto, a cavallo anche numerose amazzoni e ancora uno stallone al centro dei corteoche si ferma in piazza Duomo.
Qui avviene la famosa danza-battaglia dei Tataratà, le cui origini sono antiche ed oscure. La maggior parte degli studiosi ricollega il rito alle prime processioni della Santa Croce a cui avrebbero partecipato Arabi convertiti eseguendo danze con le sciabole al suono di un tamburo. Esistono, invece, pareri discordanti sul significato della sciabolata stessa che viene interpretata sia come battaglia tra musulmani e cristiani sia come allegoria della pacifica convivenza delle due etnie sotto il dominio normanno.
La Battaglia del Tataratà
Durante la festa dei Tataratà un gruppo di ragazzi interamente vestiti di bianco alla maniera araba si esibisce in un duello a colpi di poderose spade di ferro. I giovani, abilissimi, eseguono una serie di figure spettacolaridisponendosi ora a cerchio, ora a coppie e ingaggiando quella che a tratti sembra una battaglia e una danza. I frenetici colpi di spada e i saltelli seguono il ritmo incessante di un tamburo da cui il nome onomatopeico della festa.
Tra storia e leggenda
La leggenda vuole che prima della fondazione di Casteltermini delle vacche si allontanavano e si inginocchiavano sempre nello stesso punto. Il custode, sorpreso dal fenomeno, cominciò a scavare e con grande meraviglia venne alla luce una Croce lignearisalente al 70 d.C. Nello stesso punto fu costruito un eremo per custodirla.
Dal ritrovamento della Croce nasce quindi la “festa di Santa Croce”, inizialmente celebrata con una festa campestre ogni giorno 3 del mese di maggio e successivamente al 1667 ogni quarta domenica di maggio.
I protagonisti indiscussi della festa sono i ceti sociali che oggi rappresentano una sorta di riproduzione della struttura sociale del paese, l’organizzazione resta affidata a famiglie che tradizionalmente si occupavano di questi mestieri. I ceti sono quattro: Celibi, pecorari, Borgesi ,Maestranza.
L’origine del Tataratà
Il nome della festa deriva dal suono onomatopeico prodotto attraverso i tamburi che vengono suonati ritmicamente. Si hanno meno certezze sull’origine della tradizione, sono tre le ipotesi più accreditate. Secondo la più antica sarebbe associata ad una danza che accompagnava un rito per propiziare la fertilità della terra. Più plausibile l’ipotesi che lega la danza alla presenza di arabi e normanni in Sicilia, in questo caso saremmo difronte ad una danza cristiana che celebra il mirabile equilibrio e la convivenza tra Cristiani e Musulmani al tempo dell’occupazione araba.
Infine, c’è chi collega il Tataratà agli «spatolatori di lino». Citiamo il famoso antropologo Giuseppe Pitrè: «Gli spazzatori di lino vestiti bizzarramente fanno parte della processione combattendo colla sciabola, inchinandosi a quando a quando a uno di loro vestito da re con ministri e dottori a fianchi. Battonsi a suon di tamburo, dal cui stimpellamento prende il nome la Festa».
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